Sindrome del Tunnel Carpale

presentazione-standard1.jpgLa sindrome del tunnel carpale.

Considerazioni eziopatogenetiche ai fini della pensione di privilegio.

 

Letto su Diritto ed economia dello Stato Socialeì, autore Ciro Di Giovanni

 

La sindrome del tunnel carpale è una mononeuropatia periferica cronica di natura meccanica facente parte delle sindromi nervose canalicolari o da intrappolamento causate dalla compressione del nervo in corrispondenza dei canali anatomici delimitati da piani ossei, muscolari o aponeurotici. La situazione anatomica che è alla base della affezione è dunque costituita da una alterazione del normale assetto anatomico tra contenente (canale) e contenuto (nervo) causa di un progressivo danno del nervo le cui espressioni cliniche strumentali (EMG) sono direttamente proporzionali alla entità e alla durata della compressione.

 

Incidenza.

La sindrome del tunnel carpale è la più frequente delle sindromi canalicolari, le donne ne sono maggiormente colpite e la localizzazione è spesso bilaterale con maggior danno nel lato prevalente.

 

Anatomia.

Il canale del carpo è situato nella regione volare del polso. È un tunnel osteofibroso inestensibile la cui base è costituita dalle ossa carpali e dal complesso legamentoso radio carpico volare; il lato radiale è dato dal flessore radiale del carpo e dal segmento distale dello scafoide sul quale il tendine si inserisce; il lato ulnare è delimitato dall’osso piriforme e dall’ uncinato; il tetto è costituito dal legamento traverso del carpo che può avere rapporti anatomici variabili con il tendine del palmare gracile. All’interno del canale sono situati il nervo mediano, superficialmente e inferiormente i tendini flessori superficiali e profondi. Di norma il nervo mediano si divide nei suoi due rami sensitivi terminali in corrispondenza o poco dopo il margine distale del legamento traverso del carpo, mentre il ramo motore per il muscolo opponente origina dal lato radiale del nervo mediano all’interno del canale; il ramo sensitivo tenare origina 3-4 cm sopra il margine prossimale del legamento traverso.

 

Eziopatogenesi.

Le cause che possono determinare una riduzione delle dimensioni del tunnel carpale sono anomalie anatomiche congenite muscolari ed ossee, o alterazioni acquisite dei tessuti delimitanti il canale (fratture, tenosinoviti, ferite, neoplasie). Frequente è il verificarsi di tale situazione nei dializzati, diabetici, acromegalici, ipotiroidei, nei soggetti colpiti da arterie reumatoide ed in donne in gravidanza, menopausa o in terapia con estrogeni.

Il quadro anatomo patologico macroscopico appare con una impronta sul nervo in corrispondenza della compressione ed una dilatazione del nervo prossimamente.

 

Clinica.

In più del 50% dei pazienti la affezione è bilaterale con sintomatologia maggiore nella mano dominante.

Si possono distinguere tre fasi:

-          irritativa caratterizzata da parestesie nel territorio di distribuzione del nervo mediano che corrisponde volarmente al 1°, 2°, 3° e lato radiale del 4° dito, e dorsalmente alle estremità del 2°, 3° e lato radiale del 4° dito. È presente una sintomatologia dolorosa prevalente notturna.

-          Compressiva con dolore anche diurno, diminuzione della sensibilità tattile, ipovalidità della opposizione ed abduzione del pollice. Il paziente riferisce la caduta di oggetti dalla mano e difficoltà nella esecuzione di fini movimenti (cucire, abbottonarsi la camicia, etc…).

-          Paralitica con la scomparsa del dolore e dei disturbi sensitivi, ma con anestesia ed atrofia muscolare che rende impossibile la opposizione del pollice.

Le indagini strumentali sono la radiografia della porzione tangenziale del tunnel carpale, e la elettromiografia molto spesso eseguita in comparazione con il lato controlaterale.

In genere il quadro clinico e le suddette indagini strumentali sono sufficienti a stabilire una diagnosi differenziale con affezioni neurologiche centrali come la sclerosi laterale amiotrofica, la siringomielia, e con forme neuritiche tossiche, dismetaboliche, virali, e con sindromi radicolari secondarie a patologia della colonna cervicale, dello stretto toracico; le indagini clinico strumentali sono altresì dirimenti con forme di distonia occupazionale.

È quest’ultima una patologia descritta dal Bell nel 1830 in soggetti addetti alla scrittura e successivamente segnalata in altri gruppi professionali accomunati dalla esigenza di svolgere movimenti ripetitivi e di precisione durante il loro lavoro (sarti, pianisti, calzolai, stagnai, tornitori, dattilografi, addetti ai calciatori, etc…).

Tuttavia la sintomatologia può comparire anche in altre gestualità che nulla hanno a che vedere con un lavoro come l’abbottonare la camicia. La affezione è caratterizzata da una postura anomala sostenuta da una alterazione del tono muscolare con il determinarsi di atteggiamenti involontari persistenti. La causa è individuata in una lesione a livello dei nuclei della base. Tuttora controversa è la ipotesi psicogena della affezione che ha indotto taluni a definirla come nevrosi occupazionale.

 

Discussione.

Da quanto esposto appare evidente che le uniche forme di sindrome del tunnel carpale che possono avere un nesso causale o concausale necessario e preponderante con un lavoro svolto sono quelle traumatiche o microtraumatiche. Esse hanno la caratteristica di essere monolaterali tranne negli esiti di frattura di entrambi i polsi e di colpire l’arto addominale. Forme conseguenti a microtraumi si possono riscontrare in contadini, muratori, scalpellini, fabbri, addetti ai martelli pneumatici cioè in lavori pesanti, ma anche in soggetti che fanno uso quotidiano di tastiere ( dattilografi, addetti al computer).

In tutti i casi una idonea terapia medica nelle forme più lievi o un intervento chirurgico di apertura del tunnel carpale nelle forme più gravi, sono in grado di determinare una completa guarigione con ripresa della normale attività lavorativa.

 

 

Bibliografia

Tubiana, R. (1991), traitè de chirurgie de la main, masson Ed.

Pastorino, P. e coll. (1972), semeiotica nella chirurgia della mano: elettroiografia ed esame elettrico, in Riv. Chir. Mano, vol. 14, 39-46.

Walton, J.N. (1985), Brain’s disease of the nervous system, IX ed., Oxford Universty Press.

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